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Chi era Virgil Abloh?

Virgil Abloh, nato sotto il segno della Bilancia, aveva Luna in Cancro e Venere in Leone. E’ morto a soli 41 anni ma la sua storia è già leggenda: formatosi dapprima come ingegnere e poi come architetto è stato un talento poliedrico.

Lanciato grazie al sodalizio con Kanye West è arrivato ad essere direttore creativo di Louis Vuitton e il primo afroamericano membro del direttivo del gruppo LMVH.

Ha fondato l’iconico marchio Off-White, è stato designer e artista, dj e produttore. Vanta collaborazioni innumerevoli con marchi come Nike, Adidas, Mercedes, Ikea, Jimmy Choo, Timberland, Moncler e artisti del calibro di Takashi Murakami, Jenny Holzer e Damien Hirst.

Parlare in poche righe di tutto il suo lavoro – una produzione ingente che rappresenta la creatività senza fine di una Venere in Leone – è impossibile.

Profondamente legato alle sue origini, alla cultura di strada, alla musica rap e hip hop, il suo talento visionario e all’avanguardia si è fatto notare per la sua trasgressione raffinata e intellettuale, fatta di contaminazione tra lusso e streetwear, tra il mondo dei bianchi e quello dei neri, tra arte e design. Virgil riusciva a canalizzare un concetto profondo e innovativo attraverso oggetti di uso comune con una naturalezza e una semplicità sconcertanti.

E’ immediato ripensare al genio di Marcel Duchamp, del quale Virgil era in effetti un grande estimatore (vedi la felpa tributo R Mutt).

Il Ready Made di Duchamp ai tempi di Virgil Abloh

Duchamp con i suoi Ready Made ha cambiato la storia dell’arte, mettendone in discussione la sua stessa definizione e il sistema su cui si fonda, ha portato a riflettere sulla natura dell’artista e dell’opera d’arte, sugli oggetti che ci circondano e su come ci relazioniamo ad essi. Lo ha fatto grazie ad uno strumento di comunicazione potentissimo: l’ironia ovvero mostrare una cosa per dirne un’altra, evidenziando il paradosso.

Ragionando in questi termini ecco che acquistano significato il logo di Off White “rubato” all’aeroporto di Glasgow, l’uso del linguaggio per aggiungere livelli di lettura e riflessione ad una semplice sneaker, ad una t-shirt, un tappeto, una borsa. Stampandoci sopra una frase, un nome, un’etichetta, posta tra le due famose virgolette che hanno contraddistinto molti dei suoi lavori, Virgil ne stravolge completamente il significato, facendoci riflettere su tutte le scatole in cui ci mettiamo, in cui tentiamo di incasellare noi stessi e ciò che ci circonda. E così gli stivali high end vengono riportati al loro scopo funzionale con la scritta “for walking” e una borsa in carta diventa una “sculpture”.

“Il consumatore di moda ama un mix high-low – voglio essere un marchio che lo rappresenti” 

sesetra….Venere in trigono a Mercurio in Scorpione evidenzia la capacità di usare un linguaggio immediato e tagliente per colpire in profondità e svelare verità nascoste.

Con Virgil, l’alta moda e i grandi della la storia dell’arte (non solo Duchamp, ma anche il Magritte di “n’est pas une pipe”, per non parlare di Wharol) rivivono in una commistione con i simboli tipici dei grafitari, con le citazioni della cultura di massa, con i segni della città e del quotidiano delle persone che la abitano.

I suoi oggetti ci invitano a ragionare ancora una volta sul ruolo del designer e dell’artista, sul consumismo e sul capo di abbigliamento che diventa status symbol: un esempio su tutti la famosa vendita delle T-shirt da rugby. Letteralmente andate a ruba, queste T-shirt vennero acquistate in stock e rivendute a caro prezzo, dopo aver semplicemente aggiunto il logo del suo primo iconico brand, Pyrex Vision, che tra l’altro, per enfatizzare l’ironia, prende il nome del vetro usato per cucinare il crack. Nessun tema è tabù, niente è giudicato, tutto viene messo sullo stesso piano per stimolare la riflessione e orientare lo sguardo anche dove in genere non si vuole guardare.

Democratizzazione è stata una delle parole chiave del suo lavoro. Soprattutto per quanto riguarda l’elevare la cultura di colore e dare pari possibilità a chi veniva da ambienti non privilegiati, una lotta che ha portato avanti fino all’ultimo.

Ogni cosa che faccio la faccio pensando alla versione di me stesso a 17 anni”

Oltre le etichette abbattendo i limiti del pensiero

La sua libertà espressiva è totale e senza limiti: d’altronde Virgil non si è mai precluso nessun media, spaziando fra essi ed esplorandone ogni potenzialità. Il suo processo creativo ad esempio si svolgeva spesso e volentieri sulle chat di Whatsapp, essendo Virgil una specie di globe trotter, mai fermo nello stesso posto per più di qualche giorno.

La Venere quadra un Marte congiunto a Urano in Scorpione: una tensione che ha portato a far emergere le contraddizioni del sistema moda, del mondo dell’arte e della musica, dell’imprenditoria e anche dei social media, dei mezzi di comunicazione e di come essi vengono utilizzati. Le etichette non sono mai piaciute a Virgil, che ci ha spinto verso un ampliamento della visione senza più barriere, fondendo culture e mondi differenti, se non diametralmente opposti.

“Non devo scegliere tra alta moda o streetwear. Il mio marchio mi ricorda che non deve stare in una scatola. Può essere solo in una zona grigia.”

Tutto questo a rispecchiare una fusione che si muoveva sotterranea ma che stava facendosi largo tra le nuove generazioni grazie ai social e alle grandi catene come Ikea e Zara, amate da persone di ogni ceto sociale ed etnia.

Il suo Sole è in Bilancia e congiunto a Saturno, espressione di una personalità pacata e amante del bello, dotata di grande saggezza, determinazione e capacità di materializzazione: una figura di riferimento, un apripista. Il suo stile ha molto a che fare con l’armonia e la misura: pensiamo alla tanto declamata regola del 3% che detta la gran parte delle sue creazioni e che altro non è che la regola stessa del Ready Made: trasformare un oggetto qualunque in un’opera d’arte grazie al solo intervento, minimo, dell’artista su di esso. L’oggetto rimane familiare e riconoscibile ma allo stesso tempo risulta innovativo proprio grazie a quella piccola modifica.

“L’ideologia del 3 % ha i suoi vantaggi. Risveglia un collegamento occhio-emozione e aggiunge una voce alternativa. Il 3 % amplia la visione del mondo senza spingere al limite le nostre aree di benessere. Ci esponiamo al nuovo, ma senza eccentricità né sconcerto.” (Leggi il resto qui) 

Di Virgil mi hanno colpito l’entusiasmo e l’umiltà con cui parlava agli studenti nelle università, le sue lezioni, la sua inesauribile voglia di diffondere cultura e storia dell’arte come micce creative. Aveva l’umiltà tipica di chi non è geloso delle proprie idee ma svela senza remore tutto il suo processo ideativo, tutti i suoi segreti, con il solo obiettivo di ispirare altra arte, altra visione, anche migliore, anche più lungimirante. Ogni persona che ha lavorato con lui, dalla grande star all’ultimo degli stagisti, racconta di quanto rispetto avesse per le idee altrui, di come trattasse tutti al suo pari e promuovesse la carriera di chiunque avesse uno sguardo fresco e meritasse un’opportunità.

Questa è la vera natura della Venere in Leone: mostrarsi al mondo, a quante più persone possibili, ma non per ottenere la fama e il successo, bensì per divenire fonte di ispirazione sincera, veicolare quella Meraviglia che sa abbattere i limiti del pensiero, vivificare le coscienze, spronare alla crescita intellettuale e interiore. Virgil ci ha insegnato a scoprire la nostra personale visione dentro noi stessi, a coltivare ed esprimere la nostra voce unica, a portare bellezza nel senso più autentico del termine perché in quell’unicità sta l’universalità che ci accomuna tutti, che sussurra al cuore di ognuno.

Con il suo stile inconfondibile Virgil ha saputo parlare di e per un’intera generazione, spingendo, documentando e diventando a tutti gli effetti portavoce di una trasformazione sociale di enormi proporzioni.

“Quando la creatività si fonde con le questioni globali, credo che si possa unire il mondo.”